La costa nord occidentale della Sardegna, la fascia denominata “Tilium”, era un sito già conosciuto, prima da Fenici e successivamente dai Romani per l’estrazione di minerale di piombo ed argento. La prima fase di estrazione mineraria venne promossa nelle colline a sud (Calabronis) dove ancora oggi sono visibili i primi scavi intrapresi dai romani, ripresi dai Pisani nel basso medioevo e successivamente dagli Spagnoli. Esiste una carta della Sardegna redatta da corsari arabi dove il nome del sito di cui si parla era “Argetar” e ciò fa supporre che anche i conquistatori mussulmani nelle scorribande in mediterraneo abbiano avuto a che fare con la costa nord occidentale della Sardegna. L’ Argentiera fu tra i primi giacimenti sardi ad essere sfruttato in epoca giudicale. Le prime notizie scritte sono contenute in un documento del 1131 e sono relative alla cessione della miniera da parte di Gonario II, giudice del Giudicato di Torres, all’istituto religioso di Santa Maria di Pisa. Molto probabilmente fu abbandonato durante la dominazione aragonese. Notizie sulle mineralizzazioni dell’Argentiera si trovano nelle “Memoires de l’Academie Royale des Sciences de Turin” del 1788-89, in cui vennero pubblicate le note redatte dall’Ufficiale di Artiglieria Pietro Belly, inviato in Sardegna per valutare le risorse minerarie sarde.

Storia della miniera

1800

L’ingegnere delle miniere Franco Mameli, nella “Relazione di un viaggio in Sardegna”, compiuto nel 1829, scrivendo sulla miniera dell’Argentiera, descrive posizione, natura della montagna, dimensioni del filone, attacchi fatti sul filone, ricchezza del minerale e avanzi di possibili antiche fonderie. Il nome Argentiera divenne famoso dopo la visita nei giacimenti argentiferi della Nurra, nel 1838, di Honorè de Balzac, famoso scrittore francese, interessato dalle ambizioni di ricchezza e facili fortune, resesi poi vane.
Nel 1862 Donna Caterina Angela Tola, Marchesa di San Saturnino, riscattò i boschi della Nurra, ma solo ma solo nel 1966 il Comune di Sassari firmò la relativa concessione: fu la prima donna sarda nella storia mineraria della Sardegna con una concessione governativa per minerali di piombo argentifero e zinco del Ministero preposto del Regno d’Italia. In quel periodo la miniera impiegava 100 operai dei quali la metà sardi, produceva 300-350 grammi d’argento per ogni tonnellata di piombo e richiedeva un gran lavoro di cernita, che veniva fatta a mano, così come manualmente i minerali venivano caricati sulle barche a vela nella vicina rada di “San Nicola” per poi stivarli nei piroscafi che attraccavano a Porto Conte, diretti nel Nord Europa.
La famiglia concessionaria per la coltivazione mineraria diede inizio ai lavori nel 1867 avvalendosi della collaborazione di realtà imprenditoriali locali, ma la stessa Marchesa Angela Tola, preoccupata delle difficoltà gestionali e dei mancati profitti, cedette l’attività alla “Societé Anonyme Miniere et Metallurgique Sardo-Belge” nel 1870.
In quello stesso anno il ministro Quintino Sella onorò della sua visita l’Argentiera in relazione all’illustrazione sulle condizioni minerarie della Sardegna.
Nel 1872 la miniera passò alla ditta belga di Luigi de Lamine di Liegi che, non avendo avuto riscontro economico, la cedette a sua volta alla “Compagnia Generale delle Miniere” nel 1873. In questo periodo di gestione si conseguirono risultati gestionali interessanti, soprattutto grazie alla presenza di tecnici di valore come l’ingegnere Eugenio Marchese. Oltre al prolungamento delle gallerie ed al miglioramento della logistica interna, venne costruito, nei pressi degli impianti mineralurgici del soprasuolo, anche un piccolo borgo, con le abitazioni per diverse centinaia di famiglie di minatori e tecnici, ed i servizi civili.
Tra il 1873 ed il 1878 venne realizzata una prima Laveria a processo idrogravimetrico e utilizzate nuove tecniche negli scavi delle gallerie con l’utilizzo di armature in legno e in ferro, garantendo una migliore attività estrattiva e una maggiore sicurezza nel lavoro. Nel 1878 l’Argentiera aveva tre gallerie: Rietto a 30 metri, Calabronis a 50 e Superiore a 70. Allora la laveria trattava circa 45 tonnellate di grezzo al giorno dalle quali si estraevano 18 tonnellate di “ricco”, per i 9/10 di blenda (zinco) e 1/10 di galena (piombo) argentifera.
Nel 1895 la miniera venne ceduta alla “Società di Correboi” che, grazie al finanziere genovese Andrea Podestà, conobbe un periodo di grande impulso produttivo e, soprattutto, fu interessata da un importante ammodernamento delle strutture produttive e di quelle residenziali. In questo periodo si diede inizio allo scavo del pozzo principale di estrazione che prese il nome del suo patron, Pozzo Podestà, che raggiunse la profondità di 126 metri (-96slm).
1826
1861
1867
1873
1873 - 1878
1895

1900

Dai primi del ‘900 sino alla fine della Prima guerra mondiale, l’Ing. Camillo Ottavio Garzena diresse la miniera e le diede un ulteriore grande sviluppo continuando ininterrottamente l’approfondimento del Pozzo Podestà, che nel 1906 raggiungeva la profondità di 175 metri (-145slm), ed il tracciamento di nuove gallerie. Nello stesso anno la miniera venne dotata di acqua potabile con la costruzione di una condotta che pompava l’acqua da una sorgente di Porto Palmas sino ad un serbatoio di circa 100 mc, posto a Cala Onano.
Nel 1910, nelle acque dalla rada di San Nicola si verificò un fatto tristissimo che tenne in grande apprensione la popolazione dell’Argentiera. Il veliero Warrior di 1687 tonnellate di stazza lorda e lungo circa 68 metri, spinto dalla furia del mare, andò a sbattere contro gli scogli e affondò.
I primi mesi del 1914 furono caratterizzati da una lunga sosta dovuta ad un violento incendio che si sviluppò all’interno della miniera, favorendo il crollo di numerose gallerie, comprese tra le quote -125 e -175 nei cantieri di ponente del Pozzo Podestà, e mettendo a rischio la vita della miniera stessa.
I primi anni ‘20 videro un’ulteriore riduzione della mano d’opera e un rallentamento delle produzioni a causa delle pessime condizioni del mercato dei metalli e degli aumenti dei salari e dei materiali. Il numero degli operai alla fine del 1921 era ridotto a 150 rispetto ai 220 dell’anno precedente. Nonostante le perdite denunciate dalla società, non si arrivò alla chiusura completa perchè, considerate le speciali condizioni della miniera, in un eventuale ripresa il reclutamento sarebbe stato più difficile che altrove, non tanto per il numero, quanto per la qualità degli operai. Negli anni successivi veniva ultimato l’impianto dei silos e realizzato il pontile a mare per il carico del prodotto mercantile su bilancelle, che avrebbe consentito un carico più rapido del materiale commerciabile da spedire via mare fino a Porto Conte per il definitivo imbarco su mercantili con destinazione le fonderie (Piombino-Nizza-Anversa).
Nel 1929 il controllo del capitale della “Correboi” venne acquisito definitivamente dalla società Anonima Mineraria Metallurgica italo-francese “Pertusola”. La società esercente, al fine di ottenere un più alto rendimento in metallo e una migliore separazione della galena dalla blenda, costruì una moderna laveria per flottazione, che però non entrò subito in funzione.
Tra il 1931 e il 1935 i lavori di coltivazione della miniera furono sospesi, a causa della crisi del mercato dello zinco. Nel periodo restarono occupati per 18 giorni al mese 28 operai fra armatori, fabbri e guardie.
Nel 1936 riprese l’attività mineraria e la nuova laveria cominciò a funzionare. Nella seconda metà degli anni ‘30 si lavorava per rendere più profondo Pozzo Podestà ed alla ripresa di alcune coltivazioni nelle porzioni alte del giacimento.
All’inizio degli anni ‘40 la miniera produceva giornalmente circa 175 ton di grezzo ad un tenore medio del 10,5% in blenda e dell’1,6% in galena. Tutto il materiale prodotto veniva trattato nel nuovo impianto di arricchimento. Nonostante le difficoltà, si guardava al futuro con la grande speranza che la miniera riprendesse la normale attività. L’Argentiera infatti, sino a quel momento, era stata una delle miniere più produttive dell’Isola: dal 1878 al 1941, benchè negli anni 1931-35 non vi fosse stata produzione alcuna, diede 328.000 tonnellate di blenda e circa 35.000 tonnellate di galena contenente buone percentuali di argento. Determinante fu la figura dell’Ing.Olindo Zera, tecnico capace ma soprattutto spiccato nel rapporto umano. Durante il secondo conflitto mondiale ci fu un intervallo forzato e le lavorazioni subirono un notevole rallentamento . Questa fase di stallo si protrasse fino al 1946, anno di ripresa di tutte le attività minerarie.
1906
1910
1914
1921
1929
1931 - 1935
1936
1940

1950

La situazione dell’Argentiera alla fine del secondo conflitto mondiale, fu connotata da una scarsità di minerale in vista, in rapporto all’enorme sviluppo dei tracciamenti che richiedevano una costosissima manutenzione. Questo aveva messo da tempo la miniera in condizioni economicamente svantaggiose. Gli anni seguenti furono segnati da una lenta ripresa dell’attività. Nel 1946 erano accertate circa 100.000 tonnellate di materiale utile, pari a circa 3 anni di vita della miniera, e si rimarcava come il futuro della miniera stessa fosse strettamente legato all’esito delle ricerche che, vincendo difficoltà economiche ed incertezze, erano state proseguite per assicurare un certo avvenire all’attività. Gli operai addetti all’interno erano 39 mentre quelli addetti all’esterno ed all’impianto erano 111. Già dalla fine degli anni ’40 era stata avviata la realizzazione di un nuovo pozzo, “Pozzo Umberto”, che raggiunse la quota di -325 metri slm. collegato a quota -220 metri alla base del Pozzo Podestà, collegato a sua volta alla stessa quota del Pozzo Alda (La Plata). Dal 1946 in avanti, anche il conferimento del minerale subì una variazione. Venne abolito il carrellaggio ippotrainato su binario che fu sostituito dall’autotrasporto nei diversi punti di estrazione (Pozzo Alda, Pozzo Podestà e Cantiere Calabronis) con autocarri a cassone ribaltabile. Il conferimento del minerale avveniva dall’Argentiera alla darsena del porto romano di Porto Torres. Fino al 1956 fu un periodo florido, per quanto riguarda l’impiego di mano d’opera, la produzione e la stessa vita della borgata ebbe un notevole sviluppo.
Dal 1957 si profilarono nel futuro della miniera ombre e pericoli di imminente chiusura dell’attività estrattiva, a causa del mancato ritrovamento di nuovi filoni mineralizzati ed in considerazione delle notevoli profondità nei vari cantieri. Nei primi mesi del 1960, il numero globale degli operai scese a 238, di cui 138 addetti all’interno. Già dai primi mesi del 1962 si prevedeva la chiusura della miniera. A nulla erano valse le numerose ricerche effettuate con sondaggi lunghi 70-80 metri diretti ad est e ad ovest della mineralizzazione principale, per ricercarvi eventuali fasce mineralizzate ad essa parallele.
Nel 1962 fu decretata la chiusura della miniera dell’Argentiera. La popolazione cercò di ribellarsi ad una decisione troppo frettolosa ma non vi fu alcuna possibilità di ritorno. La dichiarazione di rinuncia alla “Concessione Argentiera”, prodotta dalla società Correboi-Pertusola in data 2 marzo 1963, veniva accettata prescrivendo una serie di opere da eseguirsi per la messa in sicurezza dei diversi cantieri. Il verbale di constatazione, costituisce l’atto conclusivo della miniera dell’Argentiera. La società provvedette subito a smantellare alcune parti delle strutture minerarie e a mettere in sicurezza gli imbocchi dei pozzi e delle gallerie.
A seguito della chiusura, il borgo minerario venne quasi totalmente abbandonato dalle famiglie di minatori e operai abitanti che trovarono occupazione in altre realtà. L’Argentiera, da qualificato riferimento in materia di estrazione mineraria, divenne una borgata isolata, appendice del Comune di Sassari.
Nel 1967 la società romana “Argentiera spa” diviene proprietaria di tutti i terreni (circa 900 ha) e gli immobili della miniera (abitazioni e strutture minerarie) con lo scopo di rivitalizzare il borgo, dando una connotazione turistico-ricettiva, con l’intento di utilizzare i manufatti esistenti e crearne dei nuovi. In quel periodo gli impianti industriali e lo splendido contesto naturalistico dell’Argentiera sono stati lo scenario di alcune importanti produzioni cinematografiche. Nel 1967, sono state girate le scene iniziali del film “la scogliera dei desideri” di Joseph Losey con Elizabeth Taylor e Richard Burton, mentre nel 1978, il regista Marco Ferreri vi ha ambientato le scene finali del film “Chiedo asilo” con Roberto Benigni e Dominique Laffin.
Negli anni ‘80/90 vennero ristrutturati diversi immobili e le stesse abitazioni acquisite da privati furono assoggettate a manutenzioni straordinarie. Nello stesso periodo alcune associazioni culturali locali curarono delle mostre storiche della miniera con buon successo.
1950 - 1956
1957
1962
1967
'80 - '90

2000

Nel 2007 l’amministrazione comunale di Sassari, grazie ad un accordo con la società proprietaria, provvedette alla ristrutturazione totale di Pozzo Podestà, della Laveria, delle ex officine e forge adiacenti ad essa, ed alla messa in sicurezza delle discariche a cielo aperto.
Nel 2017 viene stipulato l’accordo di parternariato LandWorks Plus, per la valorizzazione e rivitalizzazione della borgata che coinvolge il Comune di Sassari, l’Associazione Culturale LandWorks (LW), il Parco Geominerario storico e ambientale della Sardegna, il DADU-Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica (Uniss), l’Accademia delle belle Arti di Sassari, l’Istituto di Istruzione Superiore Devilla di Sassari, l’Associazione Erasmuss - ESN Sassari e l’Associazione Culturale Formore Istruzione, con la partecipazione attiva di altri enti organizzazioni locali e internazionali.
Tra il 2018 e il 2019 nasce MAR-Miniera Argentiera, il primo museo minerario a cielo aperto in realtà aumentata, che ha l’obiettivo di valorizzare la memoria storica e identitaria dell’ex borgo minerario dell’Argentiera, creando l’incontro tra tradizione e innovazione, attraverso un percorso espositivo, rivoluzionario e affascinante capace di coinvolgere e di emozionare.
2007
2017
2018 - 2019

1800

1826
L’ingegnere delle miniere Franco Mameli, nella “Relazione di un viaggio in Sardegna”, compiuto nel 1829, scrivendo sulla miniera dell’Argentiera, descrive posizione, natura della montagna, dimensioni del filone, attacchi fatti sul filone, ricchezza del minerale e avanzi di possibili antiche fonderie. Il nome Argentiera divenne famoso dopo la visita nei giacimenti argentiferi della Nurra, nel 1838, di Honorè de Balzac, famoso scrittore francese, interessato dalle ambizioni di ricchezza e facili fortune, resesi poi vane.
1861
Nel 1862 Donna Caterina Angela Tola, Marchesa di San Saturnino, riscattò i boschi della Nurra, ma solo ma solo nel 1966 il Comune di Sassari firmò la relativa concessione: fu la prima donna sarda nella storia mineraria della Sardegna con una concessione governativa per minerali di piombo argentifero e zinco del Ministero preposto del Regno d’Italia. In quel periodo la miniera impiegava 100 operai dei quali la metà sardi, produceva 300-350 grammi d’argento per ogni tonnellata di piombo e richiedeva un gran lavoro di cernita, che veniva fatta a mano, così come manualmente i minerali venivano caricati sulle barche a vela nella vicina rada di “San Nicola” per poi stivarli nei piroscafi che attraccavano a Porto Conte, diretti nel Nord Europa.
1867
La famiglia concessionaria per la coltivazione mineraria diede inizio ai lavori nel 1867 avvalendosi della collaborazione di realtà imprenditoriali locali, ma la stessa Marchesa Angela Tola, preoccupata delle difficoltà gestionali e dei mancati profitti, cedette l’attività alla “Societé Anonyme Miniere et Metallurgique Sardo-Belge” nel 1870.
In quello stesso anno il ministro Quintino Sella onorò della sua visita l’Argentiera in relazione all’illustrazione sulle condizioni minerarie della Sardegna.
1873
Nel 1872 la miniera passò alla ditta belga di Luigi de Lamine di Liegi che, non avendo avuto riscontro economico, la cedette a sua volta alla “Compagnia Generale delle Miniere” nel 1873. In questo periodo di gestione si conseguirono risultati gestionali interessanti, soprattutto grazie alla presenza di tecnici di valore come l’ingegnere Eugenio Marchese. Oltre al prolungamento delle gallerie ed al miglioramento della logistica interna, venne costruito, nei pressi degli impianti mineralurgici del soprasuolo, anche un piccolo borgo, con le abitazioni per diverse centinaia di famiglie di minatori e tecnici, ed i servizi civili.
1873 - 1878
Tra il 1873 ed il 1878 venne realizzata una prima Laveria a processo idrogravimetrico e utilizzate nuove tecniche negli scavi delle gallerie con l’utilizzo di armature in legno e in ferro, garantendo una migliore attività estrattiva e una maggiore sicurezza nel lavoro. Nel 1878 l’Argentiera aveva tre gallerie: Rietto a 30 metri, Calabronis a 50 e Superiore a 70. Allora la laveria trattava circa 45 tonnellate di grezzo al giorno dalle quali si estraevano 18 tonnellate di “ricco”, per i 9/10 di blenda (zinco) e 1/10 di galena (piombo) argentifera.
1895
Nel 1895 la miniera venne ceduta alla “Società di Correboi” che, grazie al finanziere genovese Andrea Podestà, conobbe un periodo di grande impulso produttivo e, soprattutto, fu interessata da un importante ammodernamento delle strutture produttive e di quelle residenziali. In questo periodo si diede inizio allo scavo del pozzo principale di estrazione che prese il nome del suo patron, Pozzo Podestà, che raggiunse la profondità di 126 metri (-96slm).

1900

1906
Dai primi del ‘900 sino alla fine della Prima guerra mondiale, l’Ing. Camillo Ottavio Garzena diresse la miniera e le diede un ulteriore grande sviluppo continuando ininterrottamente l’approfondimento del Pozzo Podestà, che nel 1906 raggiungeva la profondità di 175 metri (-145slm), ed il tracciamento di nuove gallerie. Nello stesso anno la miniera venne dotata di acqua potabile con la costruzione di una condotta che pompava l’acqua da una sorgente di Porto Palmas sino ad un serbatoio di circa 100 mc, posto a Cala Onano.
1910
Nel 1910, nelle acque dalla rada di San Nicola si verificò un fatto tristissimo che tenne in grande apprensione la popolazione dell’Argentiera. Il veliero Warrior di 1687 tonnellate di stazza lorda e lungo circa 68 metri, spinto dalla furia del mare, andò a sbattere contro gli scogli e affondò.
1914
I primi mesi del 1914 furono caratterizzati da una lunga sosta dovuta ad un violento incendio che si sviluppò all’interno della miniera, favorendo il crollo di numerose gallerie, comprese tra le quote -125 e -175 nei cantieri di ponente del Pozzo Podestà, e mettendo a rischio la vita della miniera stessa.
1921
I primi anni ‘20 videro un’ulteriore riduzione della mano d’opera e un rallentamento delle produzioni a causa delle pessime condizioni del mercato dei metalli e degli aumenti dei salari e dei materiali. Il numero degli operai alla fine del 1921 era ridotto a 150 rispetto ai 220 dell’anno precedente. Nonostante le perdite denunciate dalla società, non si arrivò alla chiusura completa perchè, considerate le speciali condizioni della miniera, in un eventuale ripresa il reclutamento sarebbe stato più difficile che altrove, non tanto per il numero, quanto per la qualità degli operai. Negli anni successivi veniva ultimato l’impianto dei silos e realizzato il pontile a mare per il carico del prodotto mercantile su bilancelle, che avrebbe consentito un carico più rapido del materiale commerciabile da spedire via mare fino a Porto Conte per il definitivo imbarco su mercantili con destinazione le fonderie (Piombino-Nizza-Anversa).
1929
Nel 1929 il controllo del capitale della “Correboi” venne acquisito definitivamente dalla società Anonima Mineraria Metallurgica italo-francese “Pertusola”. La società esercente, al fine di ottenere un più alto rendimento in metallo e una migliore separazione della galena dalla blenda, costruì una moderna laveria per flottazione, che però non entrò subito in funzione.
1931 - 1935
Tra il 1931 e il 1935 i lavori di coltivazione della miniera furono sospesi, a causa della crisi del mercato dello zinco. Nel periodo restarono occupati per 18 giorni al mese 28 operai fra armatori, fabbri e guardie.
1936
Nel 1936 riprese l’attività mineraria e la nuova laveria cominciò a funzionare. Nella seconda metà degli anni ‘30 si lavorava per rendere più profondo Pozzo Podestà ed alla ripresa di alcune coltivazioni nelle porzioni alte del giacimento.
1940
All’inizio degli anni ‘40 la miniera produceva giornalmente circa 175 ton di grezzo ad un tenore medio del 10,5% in blenda e dell’1,6% in galena. Tutto il materiale prodotto veniva trattato nel nuovo impianto di arricchimento. Nonostante le difficoltà, si guardava al futuro con la grande speranza che la miniera riprendesse la normale attività. L’Argentiera infatti, sino a quel momento, era stata una delle miniere più produttive dell’Isola: dal 1878 al 1941, benchè negli anni 1931-35 non vi fosse stata produzione alcuna, diede 328.000 tonnellate di blenda e circa 35.000 tonnellate di galena contenente buone percentuali di argento. Determinante fu la figura dell’Ing.Olindo Zera, tecnico capace ma soprattutto spiccato nel rapporto umano. Durante il secondo conflitto mondiale ci fu un intervallo forzato e le lavorazioni subirono un notevole rallentamento . Questa fase di stallo si protrasse fino al 1946, anno di ripresa di tutte le attività minerarie.

1950

1950 - 1956
La situazione dell’Argentiera alla fine del secondo conflitto mondiale, fu connotata da una scarsità di minerale in vista, in rapporto all’enorme sviluppo dei tracciamenti che richiedevano una costosissima manutenzione. Questo aveva messo da tempo la miniera in condizioni economicamente svantaggiose. Gli anni seguenti furono segnati da una lenta ripresa dell’attività. Nel 1946 erano accertate circa 100.000 tonnellate di materiale utile, pari a circa 3 anni di vita della miniera, e si rimarcava come il futuro della miniera stessa fosse strettamente legato all’esito delle ricerche che, vincendo difficoltà economiche ed incertezze, erano state proseguite per assicurare un certo avvenire all’attività. Gli operai addetti all’interno erano 39 mentre quelli addetti all’esterno ed all’impianto erano 111. Già dalla fine degli anni ’40 era stata avviata la realizzazione di un nuovo pozzo, “Pozzo Umberto”, che raggiunse la quota di -325 metri slm. collegato a quota -220 metri alla base del Pozzo Podestà, collegato a sua volta alla stessa quota del Pozzo Alda (La Plata). Dal 1946 in avanti, anche il conferimento del minerale subì una variazione. Venne abolito il carrellaggio ippotrainato su binario che fu sostituito dall’autotrasporto nei diversi punti di estrazione (Pozzo Alda, Pozzo Podestà e Cantiere Calabronis) con autocarri a cassone ribaltabile. Il conferimento del minerale avveniva dall’Argentiera alla darsena del porto romano di Porto Torres. Fino al 1956 fu un periodo florido, per quanto riguarda l’impiego di mano d’opera, la produzione e la stessa vita della borgata ebbe un notevole sviluppo.
1957
Dal 1957 si profilarono nel futuro della miniera ombre e pericoli di imminente chiusura dell’attività estrattiva, a causa del mancato ritrovamento di nuovi filoni mineralizzati ed in considerazione delle notevoli profondità nei vari cantieri. Nei primi mesi del 1960, il numero globale degli operai scese a 238, di cui 138 addetti all’interno. Già dai primi mesi del 1962 si prevedeva la chiusura della miniera. A nulla erano valse le numerose ricerche effettuate con sondaggi lunghi 70-80 metri diretti ad est e ad ovest della mineralizzazione principale, per ricercarvi eventuali fasce mineralizzate ad essa parallele.
1962
Nel 1962 fu decretata la chiusura della miniera dell’Argentiera. La popolazione cercò di ribellarsi ad una decisione troppo frettolosa ma non vi fu alcuna possibilità di ritorno. La dichiarazione di rinuncia alla “Concessione Argentiera”, prodotta dalla società Correboi-Pertusola in data 2 marzo 1963, veniva accettata prescrivendo una serie di opere da eseguirsi per la messa in sicurezza dei diversi cantieri. Il verbale di constatazione, costituisce l’atto conclusivo della miniera dell’Argentiera. La società provvedette subito a smantellare alcune parti delle strutture minerarie e a mettere in sicurezza gli imbocchi dei pozzi e delle gallerie. A seguito della chiusura, il borgo minerario venne quasi totalmente abbandonato dalle famiglie di minatori e operai abitanti che trovarono occupazione in altre realtà. L’Argentiera, da qualificato riferimento in materia di estrazione mineraria, divenne una borgata isolata, appendice del Comune di Sassari.
1967
Nel 1967 la società romana “Argentiera spa” diviene proprietaria di tutti i terreni (circa 900 ha) e gli immobili della miniera (abitazioni e strutture minerarie) con lo scopo di rivitalizzare il borgo, dando una connotazione turistico-ricettiva, con l’intento di utilizzare i manufatti esistenti e crearne dei nuovi. In quel periodo gli impianti industriali e lo splendido contesto naturalistico dell’Argentiera sono stati lo scenario di alcune importanti produzioni cinematografiche. Nel 1967, sono state girate le scene iniziali del film “la scogliera dei desideri” di Joseph Losey con Elizabeth Taylor e Richard Burton, mentre nel 1978, il regista Marco Ferreri vi ha ambientato le scene finali del film “Chiedo asilo” con Roberto Benigni e Dominique Laffin.
'80 - '90
Negli anni ‘80/90 vennero ristrutturati diversi immobili e le stesse abitazioni acquisite da privati furono assoggettate a manutenzioni straordinarie. Nello stesso periodo alcune associazioni culturali locali curarono delle mostre storiche della miniera con buon successo.

2000

2007
Nel 2007 l’amministrazione comunale di Sassari, grazie ad un accordo con la società proprietaria, provvedette alla ristrutturazione totale di Pozzo Podestà, della Laveria, delle ex officine e forge adiacenti ad essa, ed alla messa in sicurezza delle discariche a cielo aperto.
2017
Nel 2017 viene stipulato l’accordo di parternariato LandWorks Plus, per la valorizzazione e rivitalizzazione della borgata che coinvolge il Comune di Sassari, l’Associazione Culturale LandWorks (LW), il Parco Geominerario storico e ambientale della Sardegna, il DADU-Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica (Uniss), l’Accademia delle belle Arti di Sassari, l’Istituto di Istruzione Superiore Devilla di Sassari, l’Associazione Erasmuss - ESN Sassari e l’Associazione Culturale Formore Istruzione, con la partecipazione attiva di altri enti organizzazioni locali e internazionali.
2018 - 2019
Tra il 2018 e il 2019 nasce MAR-Miniera Argentiera, il primo museo minerario a cielo aperto in realtà aumentata, che ha l’obiettivo di valorizzare la memoria storica e identitaria dell’ex borgo minerario dell’Argentiera, creando l’incontro tra tradizione e innovazione, attraverso un percorso espositivo, rivoluzionario e affascinante capace di coinvolgere e di emozionare.